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Alla riscoperta del nuovo Amiga

«Come sarebbe dire "è fallita la Commodore"? Con tutti i computer che ha venduto!» «E' fallita la Commodore Italia, però forse la riaprono...»

Chissà quante volte nei negozi di informatica di metà anni '90 si sentivano discorsi come questi, fra ragazzini che cercavano giochi più o meno piratati e commessi che non sapevano che dire. Alcuni commessi un po' più intraprendenti prendevano invece dalla vetrina un Super Nintendo o un Sega Mega Drive, e i ragazzini (o di età, o di cervello) dimenticarono ben presto l'Amiga giocando a Sonic o a Super Mario Kart.


Altri furono catturati da giochi per PC, che sembravano non avere pari sull'Amiga. Sto parlando per esempio di quel gioco nel quale vedi una pistola girare per i corridoi e fare fuoco sugli alieni. A dirla così, non sembrerebbe che un tale gioco meritasse tanta attenzione, ma per quella fase della storia videoludica Doom rappresentava un'innovazione radicale, quell'innovazione che su Amiga era diventata di tradizione, con quei dischetti che sembravano tutti uguali, ma che inseriti in quella feritoia riempivano la stanza di fantasia e originalità. Il problema non era che i giochi per Amiga non erano più innovativi, il problema era che i giochi per Amiga erano ormai introvabili.


Furono in tanti a quegli anni a comprarsi un Pentium con Windows '95, che stando a sentire alle voci dei "bene informati" del periodo doveva rappresentare l'avvento sui computer di autoconfigurazione, plug&play, multimedialità, multiprogrammazione, quando invece tali risultati insieme alla stabilità sono stati forse raggiunti solo con Windows XP, dopo innumerevoli seconde edizioni, come ormai sanno anche i muri.


Ma veniamo al dunque: cosa si vuole intendere con "amighista di ritorno"? Proprio quella categoria di persone che dopo aver appreso del fallimento della Commodore, hanno fatto due conti: «Vabbé, fallisce la Commodore, fallisce l'Amiga, io svendo tutto al mio vicino di casa e mi compro un PC e gioco a Warcraft come mio cugino».
E vissero tutti infelici e scontenti, con le tastiere notevolmente usurate soprattutto in tre tasti, CTRL+ALT+CANC, senza contare la mancanza del RAMDisk, del Say e della possibilità di disegnarsi il proprio puntatore e di altre cose forse non sempre indispensabili, ma che rendavano quell'ora passata davanti al Workbench non proprio frustrante.


Ma verso la fine degli anni '90 si verifica un avvenimento chiave: la diffusione alle masse di una sorta di Babbo Natale, della rete delle reti, di Internet. Così i modem iniziano a subire flussi di bit che a volte si incarnano in pagine web, altre in MP3, altre in emulatori. E così un giorno l'amighista di ritorno, ormai stanco di comprare ogni anno sempre lo stesso gioco del calcio (o di masterizzarlo), inizia a scrivere sui motori di ricerca le parole più diverse, partendo ovviamente da curiosità sull'anatomia femminile :) fin quando, vinto dalla nostalgia e dalla voglia di giocare a ... (metti nei puntini il tuo gioco preferito), non ne cerca il suo nome insieme alla parola Amiga (una nostalgia che prevale su uno degli istinti primari dell'uomo fra l'altro).


Il cerchio ormai si chiude: il nostro Amigo scopre che il suo Amiga non è rimasto in un aula di tribunale, ma è stato sostenuto da chi, avendo più esperienza di lui, lo conosceva nei particolari più intimi, e che piuttosto di passare al PC si sarebbe messo a coltivare i meloni. Insomma, Amiga is not dead! Per l'amighista di ritorno scatta l'attrazione, e alla notizia della messa in produzione dell'Amiga One non può rimanere indefferente.


Con questo finisce la prima parte dell'articolo: la prossima volta si cercherà di spiegare perché l'Amiga One rischia di avere successo, e prima ancora perché l'amighista di ritorno dovrebbe in teoria comprare l'Amiga One. O il Pegasos, se segue ICOA :)



Giovanni Cappellini




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