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Sistemi di calcolo alternativi al binomio Intel & Microsoft



Bari, 28 Aprile 2003.

L'Aula Magna della 1ª Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Bari ha ospitato l'interessante quanto originale seminario "Sistemi di calcolo alternativi al binomio Microsoft e Intel", organizzato grazie alla passione e all'impegno dell'ingegnere Antonello Troccola della Xronos s.r.l. con la collaborazione del Dipartimento di Elettrotecnica ed Eletronica , dello IEEE - Stundent Branch, e alla sponsorizzazione di alcune aziende locali e nazionali:
Isiprog Point, Essedi Shop, Mac@Nil, Dabbicco, Alliet Telesyn, Virtual Works, Soft3.


La manifestazione è stata aperta dal Chiarissimo Preside prof. Savino che ha sottolineato quanto sia importante per la formazione dei futuri ingegneri avere dei contatti con il mondo del lavoro quanto più prematuramente possibile e che questo genere di manifestazioni sono una ghiotta occasione per il mondo accademico di confrontarsi con il mercato reale. Dopo la breve introduzione la parola è passata all'ingegnere Marco Lisierre, responsabile all'interno del DEE dello IEEE - Student Branch, che ha illustrato alla platea l'importanza di far parte di un'organizzazione mondiale ed i vantaggi che derivano dall'aver accesso, a basso costo grazie all'affiliazione, alla poderosa documentazione prodotta dalla IEEE e divulgata attraverso le proprie testate scientifiche.


La manifestazione è poi proseguita, come da programma, con l'intervento dell'ingegnere Angelo Dell'Aera, che attualmente partecipa al progetto "Firb" sull'ottimizzazione delle reti IP, per tale progetto ha implementato nel kernel 2.4 di Linux il supporto per l'algoritmo di controllo di congestione TCP "Westwood". L'ingegnere Dell'Aera ha introdotto la platea nel mondo dell'Open Source spiegando il significato di alcuni termini oggi divenuti di uso comune, ma spesso usati in modo improprio dalla massa. Il cuore del suo intervento è stato la GNU Public Licence, i cui articoli, nella versione italiana, sono stati esaudientemente commentati.


Terminato l'intervento introduttivo sui concetti dell'Open Source la parola è passata al duo rappresentante la Apple Italia, forse un marchio di fabbrica visto che la famosa garage company di Cupertino è nata grazie alle visioni di Steve Wozniak e di Steve Jobs. Fabio Invernizzi (Apple Solution Expert Consultant) & Riccardo Salafia (Educational Manager Apple Italia) si sono alternati nel presentare i prodotti di punta dell'azienda come il nuovo MacOS X (leggi MacOS Ten) o le versioni server per il montaggio in rack delle mother board multiprocessore del Macintosh. Il duo ha illustrato come la Apple sia riuscita a passare, in modo quasi indolore, da un'architettura full proprietary del MacOS 9 e dei suoi illustri predecessori ad una semi Open Source del MacOS X , il quale, come molti sapranno, è basato sul kernel BSD 4.4 opportunamente modificato dai ricercatori Apple e battezzato Darwin, sul quale poi è stato poggiato lo strato proprietario per riprodurre look & feel degli OS della mela e per mantenere la compatibilità con i vecchi applicativi. A dire il vero non è solo il kernel a far parte del circuito Open Source, ma anche altri moduli già disponibili sono stati integrati in MacOS X come il Common Unix Printing System più noto con l'acronimo di CUPS, ovvero il complesso sistema di controllo e gestione delle stampanti. Apple non si è solo limitata a scroccare progetti Open Source, ha anche rilasciato come tali alcuni moduli proprietari o sviluppati per MacOS X; ne citiamo uno per tutti: Safari; che sarà il motore dei prossimi Internet Browser della Mela morsicata soprattutto ora che Microsoft ha deciso di sospendere lo sviluppo di Internet Explorer nella versione per MacOS. Le caratteristiche peculiari di un OS Unix-like, ereditate grazie al kernel BSD, hanno permesso alla Apple di avventurarsi nel settore dei server e delle render farm. Infatti quello delle macchine per il calcolo puro è settore che sta a cuore a Steve Jobs, essendo anche presidente della Pixar, una delle principali consumatrici di potenza di calcolo degli attuali super-computer. La Apple punta molto sulla scalabilità dei suoi sistemi per penetrare in questo settore. La sua filosofia è di offrire soluzioni modulari a basso costo, ma in grado di sprigionare una potenza di calcolo pari a quella delle macchine della concorrenza grazie alla tecnologia Altivec di Motorola studiata per la quarta generazione dei processori PPC nota con la sigla G4 e che ora verrà adottata anche da IBM per il processore PPC970. Buona parte dell'intervento è consistito nella proiezione di slide comparative tra le soluzioni Apple e le altre presenti oggi sul mercato.


L'intervento successivo dal titolo "Sostenibilità economica del software libero per le imprese" del simpaticissimo ingegnere Alessando Rubini è stato molto divertente, ma non per questo meno professionale o interessante, anzi è stato il giusto complemento ai due precedenti, che sono stati albilmente utilizzati come spunti per mettere a nudo il punto di vista della Free Software Foundation.
Prima di proseguire è bene puntalizzare che Rubini si occupa di adattare ed integrare il Software Libero con i sistemi informatici aziendali e della realizzazione di driver per nuove schede sotto Linux. Durante l'intervento Rubini ha evidenziato come il software sia nato libero e solo in un secondo momento è comparso l'innaturale, a suo modo di vedere, modello proprietario, che poi ha comportato alcune abberrazioni come il monopolio o il brevetto software. Per monopolio non era inteso solo quello ultra scontato della Microsoft, che vende sistemi operativi ed applicativi per gli stessi, ma anche quello della Oracle nel settore dei Database o della Autodesk nel settore dei CAD e gli esempi potrebbero proseguire ancora a lungo. Rubini, forte della sua esperienza di libero professionista ha spiegato alla platea, sempre più divertita ed incuriosita, che Software Libero non vuol dire necessariamente scomparsa delle softwarehouse, ma solo dell'attuale ed artificioso modello basato su soluzioni proprietarie protette da marchi di fabbrica o dai ben più pericolosi brevetti software, nati per incentivare la ricerca e proteggere i suoi frutti favorendo la concorrenza, l'unico vero motore dello sviluppo tecnologico, e finiti per divenire un espediente legale per bloccare temporaneamente un concorrente quanto questo si appresta a lanciare sul mercato un prodotto migliore o più economico. La nostra dipendenza da dispositivi programmabili è sempre più marcata e ciò garantirà sempre la necessità di team di sviluppo che si occupino di progettare nuove applicazioni e/o di aggiornare/adattare le vecchie per venire incontro alle esigenze del produttore o del consumatore. Cosa è un team di sviluppo se non una softwarehouse?


Uno degli aspetti che oggi limita l'adozione di Software Libero nel settore industriale è il timore che un concorrente si avvalga, in modo più o meno gratuito, di una soluzione studiata e finanziata allo scopo di garantirsi un certo vantaggio strategico. Come ha chiaramente illustrato Rubini il pericolo è remoto sia perchè nell'accordo tra le parti si può tranquillamente inserire una clausola che imponga allo sviluppatore di non rilasciare a terzi i sorgenti adattati per un lasso di tempo più o meno lungo (di contro anche il committente non può distribuire gli eseguibili senza violare la GPL) e sia perchè il concorrente sarebbe tenuto al rispetto dei medesimi vincoli imposti dalla GPL, quindi prima o poi vi sarebbe una ritorno per tutti, compreso chi ha finanziato per primo lo sviluppo! In fondo se non si è una softwarehouse il proprio core business non è il software e sarebbe un errore considerarlo tale. Un po' più spinosa è la questione dei brevetti software e qui Rubini ha scoccato frecciate anche verso la Apple, detentrice del brevetto sulle "immagini trasparenti" che potrebbe bloccare, per un suo capriccio, il formato Portable Network Graphics (.png) studiato per rimpiazzare il Graphic Interchange Format (.gif) di CompuServe! e minato dal brevetto della Unisys sull'algoritmo di compressione dati LZW, che per altro dovrebbe essere già decaduto quando leggerete il presente articolo. Un altro brevetto inquietante è quello sulla composizione di 2 immagini usando una terza come maschera, chiunque mastichi un po' di computer graphic sa che la composizione è una banale media pesata tra gli elementi omologhi delle 2 immagini sorgenti. Cosa è un'immagine se non una matrice di pixel? Utilizzando una scrittura matriciale la composizione diventa:


C = P*A + (1-P)*B

Una formula che qualunque studente di scuola media superiore conosce bene, eppure l'uso di questa tecnica è stato protetto da un brevetto! Può sembrare una cosa innoqua, solo i software grafici ne fanno uso, in realtà non è così, basti pensare all'antialiasing dei font, infatti quest'ultimo si basa proprio sul ricorso ad una media pesata, quindi il detentore del brevetto può impedire l'uso di font con antialiasing in un OS o in un qualsiasi software o dispositivo di un concorrente!

La mattina si è conclusa con una breve presentazione delle ditte che hanno sponsorizzato la manifestazione e poi ci si è trasferiti nello spazio del corridoio antistante l'Aula Magna adibito a showroom, dov'è stato possibile colloquiare e toccare con mano i prodotti informatici delle aziende partecipanti e nel frattempo gustare i deliziosi manicaretti del buffet. La Essedi Shop, così come la Isiprog Point, ha esposto i computer il cui target è quello dell'uso domestico evoluto e qualche soluzione basata su unità portatili che strizzavano l'occhiolino agli studenti, che per fortuna è sempre più frequente veder equipaggiati di PC portatili, chi può sopperisce così alla cronica carenza di aule attrezzate delle università italiane. Tra i portatili si è messo in bella mostra per colore, argenteo, e per forma, ultra sottile, un Mac corredato di un nuovissimo monitor TFT da 17" in standard 16:9, l'ideale per godersi un DVD spaparanzati sul proprio divano. La Mac@Nil, giovane e dinamica azienda nata a Gravina in Puglia (BA), che ha fatto delle transazioni via SMS il suo Core Business ed annovera aziende importanti tra i suoi clienti, ha distribuito opuscoli vari per promuovere le proprie soluzioni ed ha raccolto dati sui giovani cervelli della zona da assoldare. Al banchetto della Virtual Works e della Soft3 si è giocherellato con un portatile X86 sul quale girava Amiga Forever 5 della Cloanto Italia, l'emulatore Amiga per Windows e MacOS con tanto di licenze sulle ROM e sugli altri moduli dell'AmigaOS, o con l'AmigaOne G4@800MHz , del quale si parlerà approfonditamente più avanti; sul banchetto una delle rarissime schede Access 1200 ha sollevato la curriosità di molti, che spesso si sono anche attardati nello sfogliare le pagine della rivista Bitplane, l'unica rivista italiana su carta stampata dedicata ad Amiga con inserti regolari sul BeOS e altri sistemi alternativi. La Dabbicco Telecomunicazioni e la Allied Telesyn hanno mostrato una selezione dei loro numerosi prodotti per il networking, nel corridoio svettava, come un moderno monolite, uno dei rack per telecomunicazioni. Non poteva mancare certamente lo stand degli organizzatori, ovvero la Xronos, che oltre al recruitment ha distribuito cartelline contenenti una serie di opuscoli dei prodotti dei loro partners nazionali ed internazionali; il gadget più interessante è Hand Hospital della Nergal, un PDA per la gestione delle cartelle cliniche dei pazienti, puntroppo per un problema logistico lo si è potuto guardare solo sugli opuscoli.


Nel pomeriggio l'incontro è ripreso con l'intervento di Luigi Genoni, che partecipa attivamente allo sviluppo del kernel Linux dalla release 0.96. Genoni ha palesato le difficoltà riscontrate dal team nell'effettuare il porting da un'architettura ad un'altra. Durante il suo intervento Genoni ha anche proiettato e commentato gli schemi a blocchi dei più diffusi e potenti microprocessori oggi presenti sul mercato, non lesinando critiche al vetriolo ad un po' tutte le case produttrici ora per le ridicole soluzioni tecniche adottare come cache L1 che definire minimali è tanto, ora per il mancato supporto per la comunità Linux, spesso costretta ad "estorcere" informazioni fondamentali o ad ottenerle grazie alla compiacenza di qualche dipendente piuttosto che attraverso i canali ufficiali, anche per quelle aziende che oggi fanno un gran parlare di Linux e lo offrono nelle loro workstation o nei loro server entry-level. Nonostante le difficoltà il porting procede, anzi talvolta è l'unico OS disponibile per le nuove architetture/piattaforme. Da quanto dichiarato sono proprio queste difficoltà che fungono da stimolo, ma soprattutto da divertimento per il team coinvolto nella conversione in perfetta sintonia con lo spirito hackeristico, che ha alimentato lo sviluppo del software agli albori dell'informatica.


L'ultimo intervento della giornata riguardava la migrazione da 68000 a PPC di AmigaOS, un glorioso Sistema Operativo apparso nella seconda metà degli anni '80 e che con il Commodore 64, lo Spectrum ZX, l'Atari ST e altre meritevoli piattaforme ha avvicinato il grande pubblico all'informatica dissipando quell'alone magico che fino ad allora avvolgeva il computer. L'Amiga (Advanced Multitasking Integrated Graphic Architecture) fu il primo personal computer ad integrare nell'architettura hardware e software un complesso sistema Audio (on board) stereo a 4 voci a 12/14Bit, una scheda Video (on board) con una palette di 12/24Bit compatibile con gli standard televisivi PAL e NTSC, e corredato di un OS a 32Bit di tipo multitasking preemptive con una GUI user-friendly a colori. Tutto ciò servì a gettare le basi per il multimedia. Enrico Vidale della Virtual Works e Massimiliano Trentene della Soft3 si sono alternati nell'introdurre la piattaforma e ripercorrere rapidamente la sua storia all'ormai esigua platea e nell'illustrare come Amiga e la sua comunità di estimatori siano sopravvissute al fallimento della Commodore ed ora finalmente ci si appresti a fare il grande balzo verso un'architettura più moderna con l'adozione del processore PPC, che può offrire quei MHz oramai necessari per utilizzare profiquamente un computer multimediale. Montata in un case ATX e collegata all'impianto di video proiezione dalla sala si è fatta ammirare una piastra madre AmigaONE mentre eseguiva la versione di Linux Debian PPC 3.0r1, con kernel 2.4.19, X versione 4.1. La configurazione della macchina in azione è: AmigaOne XE con Motorola G4-PPC7451 @ 800 MHz, con 2 MiB di cache di terzo livello, 512 MiB di Registered RAM, scheda grafica Ati Radeon 7000, 64 MiB di Ram dual monitor, scheda sonora ed ethernet onboard, un DVD Sony e due hard disk, il primo da 40 GB con Linux, il secondo da 20 GB con MacOS 9, torneremo a breve su questa strana presenza. Provvisoriamente tale piastra madre, data la non disponibilità di AmigaOS ancora in fase avanzata di sviluppo, può essere considerata una Linux Box ma con qualcosa in più, grazie alla possibilità di usare il noto ambiente di emulazione Amiga: UAE, purtroppo non in versione JIT come per i sistemi Wintel, è solo questione di tempo; o l'emulatore Machintosh: MacOnLinux. L'emulazione garantisce la compatibilità verso un vasto parco software: Linux, Amiga/68K e MacOS. La velocità di entrambi le piattaforme emulate è più che buona, sarebbe stato interessante comparare le prestazioni dei Mac reali presenti e di quello emulato da AmigaONE, ma per avere un test non falsato in partenza sarebbe stato necessario avere il medesimo processore, i Macintosh presenti avevano tutti G4@1.2GHz, e medesima dotazione software, ad anche qui il divario era momentaneamente incolmabile. L'intervento di Vidale e di Trentene si è concluso con la risposta alle domande della esiguo, ma incuriosito pubblico. Principalmente le domande hanno riguardato aspetti pratici come la compatibilità con gli standard de facto (MS Office e Internet Explorer), disponibilità di ambienti di sviluppo e documentazione tecnica, vantaggi economici e non derivanti dall'adozione di un'AmigaONE con Linux o con il prossimo AmigaOS 4.0.


La manifestazione è terminata con un rapido scambio di domande e risposte tra il pubblico e gli sponsor e i relatori ancora presenti. I temi ricorrenti e sui quali ci si è soffermati più a lungo sono stati le opportunità di tesi in azienda, stage pre e post laurea o le opportunità di lavoro in ambito locale e sulla difficoltà di conciliare la preparazione universitaria con il know-how richiesto dal mondo del lavoro, che ha detta degli intervistati è dovuta quasi esclusivamente all'incapacità che il mondo accademico ha di dialogare con le aziende ed attività come questa sono un primo passo verso la direzione giusta.
Per quanto riguarda il know-how tutti i giudizi sono stati concordi, molto spesso la preparazione teorica non è sufficiente andrebbe coaudiuvata con un'abbondante dose di pratica, che purtroppo non trova spazio durante il proprio corso di studi se non si è motivati da una fortissima passione personale e non si è disposti a sacrificare più di qualche ora di studio.


Ad una manifestazione dove campeggia il logo Amiga sarebbe potuta mancare la presenza di qualche amighista? Anche se non ufficialmente l'Amiga Group Italia - Puglia ha presenziato, anche perchè tra le sue fila ha militato attivamente anche Antonello Troccola quando ancora era uno studente fuori sede e offriva la sua casa per organizzare le allora frequenti riunioni dei numerosi possessori di
Amiga della zona, durante le quali il suo computer ospitava il database degli annunci di compra-vendita dell'usato informatico di zona e ci si scambiava impressioni, trucchi e conoscenze. Oggi simili incontri verrebbero chiamati "Hacker Meeting" ed hanno grande enfasi da parte dei mass-media, ma allora erano altri tempi, quello era solo un modo per coltivare la propria passione o per risolvere il problema che da notti non ci faceva chiudere occhio. La rappresentanza dell'AGI Puglia si è ovviamente intrattenuta a chiacchierare, durante lo show-room, con Enrico Vitale e Massimiliano Trentene, nonchè a torturare piacevolemente l'AmigaOne in funzione, forse per la prima volta ufficialmente in Italia, resettando ripetutamente la macchina per assistere il rapidissimo boot di Linux.


E' giunto il momento di tirare le somme. Cosa ha funzionato e cosa no? Certamente ha funzionato la macchina organizzativa in senso stretto, cioè il reclutamento degli sponsor, la selezione dei qualificati relatori e del ristoratore. Ciò che non ha certamente brillato è stata l'affluenza del pubblico imputabile principalmente allo scarso risalto che il DEE ed il Politecnico hanno dato alla manifestazione, che in pratica si sono limitati a concedere in uso, per poche ore, i propri spazi e se son fosse stato per il personale impegno del moderatore, l'ing. Luciano Mescia, che si è improvvisato anche facchino e prodigato nel risolvere tutti gli imprevisti dell'ultimo momento, molti computer sarebbero rimasti spenti e sarebbe così venuto meno il supporto multimediale o non sarebbe stato possibile alimentare la videocamera con la quale sono state fatte le riprese. C'è da aggiungere che i manifesti sono comparsi all'interno del Campus solo la mattina del seminario e per altro non è stato coinvolto ufficialmente il vicino Dipartimento d'Informatica della facoltà di Scienze dell'Università di Bari. Inoltre vi è stata una sparuta presenza del corpo docente che alla prima occasione si è defilato, la cosa più grave è che in blocco mancava il reparto "informatico" del DEE, che certamente avrebbe potuto rompere il ghiaccio nelle sessioni open mike dopo ciascun intervento con domande mirate per approfondire argomenti marginalmente o per nulla trattati nei corsi ufficiali, in fondo non tutti i giorni capita la fortuna di poter torchiare ingegneri che partecipano alla scrittura di driver o di personale specializzato in porting multipiattaforma. Non ce la si può certo prendere con gli studenti se quando il Politecnico "organizza" questo genere di incontri l'affluenza è piuttosto esigua, sicuramente molti hanno dovuto scegliere se perdere un'intera giornata di lezione o peggio. I professori per primi non hanno fatto nulla per promuovere l'iniziativa, anzi sembra quasi il contrario, infatti a pochi metri di distanza si svolgeva l'esame orale di calcolatori elettronci e chi più degli studenti di tale corso avrebbe benficiato dell'intervento di Genoni sulle architetture dei processori, se non altro per venire a conoscenza del fatto che esistono architetture reali molto diverse da quella virtuale ed ormai obsoleta oggetto del corso?


Peccato un'occasione mancata per avvicinare 2 mondi così lontani e che pure gioverebbero entrambi di una più stretta collaborazione. Nonostante tutto spero che incontri simili continuino ad essere organizzati e non solo per la caparbietà di ex-studenti.


Francesco De Napoli


Locandina

Intervento dell'ing. Dell'Aera

Organizzazione dei moduli del MacOS X

La parola agli sponsor: Andrea della Essedi

Rack per telecomunicazioni distribuito dalla Dabbicco

L'ing. Antonello Troccola (sulla destra) nel corridoio adibito a showroom

Architettura SMP per processori G4 della Motorola

Schema dell'AMD AthlonXP (Barton)

Workbench in azione sull'AmigaONE grazie a UAE per Linux/PPC

Digita Oraganizer in azione sull'AmigaONE grazie a UAE per Linux/PPC

Wordsworth in azione sull'AmigaONE grazie a UAE per Linux/PPC

Anche MacOS 9 gira su AmigaONE grazie a Linux & MacOnLinux





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