Ho torto? Speriamo!
Ho torto? Speriamo!
Vi ricordate come concludevo il mio ultimo editoriale? Pretendo troppo? Va bene vi aiuto io. Negli ultmi due anni, dopo una esplosione di laboratori multimediali in tutte le scuole persino in quelle dove mancano le aule e i banchi - il tutto sovvenzionato dallo Stato -, era cresaciuta l'esigenza di avere delle direttive o almeno degli esempi pratici su come poter sfruttare didatticamente tutto il materiale a disposizione dei docenti e degli alunni. Non è che siamo stati con le mani in mano a guardare le nuvole e le incone di Windows, abbiamo prodotto CD-ROM multimediali, ipertesti, studiato le lingue, impaginato, scannerizzato, stampato,... MA nessuno ci diceva se stavamo commettendo qualche errore. Dunque si chiedevano dei corsi per formare i docenti. E questo invocavo nell'editoriale scorso. Mi hanno letto nel pensiero; scherzo, naturalmente, ma è vero che è stato varato il "Piano Nazionale di Formazione sulle Competenze Informatiche e Tecnologiche del personale della Scuola". Significa che tutti i docenti che vorranno potranno fare dei corsi gratuiti a vari livelli e cioè:
1)uso del computer nella didattica e nella gestione della scuola
2)coordinamento e orientamento all'uso delle risorse tecnologiche e multimediali nella didattica
3)configurazione e gestione di infrastrutture tecnologiche nelle scuole.
Bello, vero? Naturalmente tutte le scuole che si sono candidate come sedi dei corsi hanno rifatto il trucco agli ormai vecchi laboratori e si sono visti ingialliti pentium 133 imbottiti di RAM, lettori 52x, megaschermi retroilluminati, lettori DVD con kit 5:1, ma software niente. Va ancora bene tanto ci devono formare, ed è qui che mi assale un forte dubbio: chi saranno i formatori? ho paura che nel gioco perverso degli appalti e subappalti dati in appalto ci vengano a fare lezione chi fino a ieri vendeva scarpe o prosciutti che per i neofiti saranno idonei, ma per chi come me o come noi stiamo davanti alle nostre macchine molto prima che fosse coniato il termine "multimediale" sarebbe, primo, un'offesa e poi un chiaro invito a staccare la corrente. Spero vivamente di essere smentito.

prof. Mimmo Picierro