Computer in aula? Italia all'ultimo posto in Europa

Secondo gli ultimi studi, commissionati dalla Regione Lombardia, nelle scuole italiane ci sono solo 256.000 PC per uso didattico e solo due istituti su cento sono stati cablati. Inoltre, c'è un solo accesso web ogni 46 studenti. Siamo dunque ben distanti dalla media europea dove c'è un computer ogni 12 studenti. Analizziamo, se possibile, le cause che ancora non permettono il raggiungimento degli obiettivi de Programma di Sviluppo delle Nuove Tecnologie avviato nel '97. La situazione è che in classe il computer non è ancora entrato ma è stato relegato in aule multimediali non molto frequentate.

I perché di questo sottoutilizzo delle strutture presenti in quasi ogni scuola sono tanti: vediamo di elencarne qualcuno. I docenti si limitano ad utilizzare prodotti preconfezionati come enciclopedie e corsi di lingua quando l'argomento da svolgere permette o suggerisce un ampliamento attraverso percorsi multimediali, e non sempre questo avviene: vedi la scarsa predisposizione dell'insegnante verso le nuove tecnologie nonché, e più importante, l'assenza di una figura professionale, svincolata dall'insegnamento, che coordini, consigli e collabori con il docente favorendo una programmazione delle varie attività pertinenti alla disciplina, regolando l'accesso al laboratorio e consigliando, tramite ricerche in rete i programmi utili per i vari interventi.

Tale figura sistematica non c'è nella scuola italiana e pertanto anche il docente più motivato deve effettuare da solo, a casa, a sue spese, pianificazioni di attività al computer che corrono il rischio di essere molto soggettive e prive di un criterio scientifico. Si, i docenti sono stati alfabetizzati all'utilizzo del pc ma non al suo utilizzo in campo didattico. Come si può rimediare? Secondo me una possibilità è quella di dividere le proprie esperienze ed aspettative con altri colleghi e scuole in rete; chiedere informazioni su quel percorso didattico e se esso abbia avuto un'espansione in campo multimediale e i risultati ottenuti. Ma per fare questo si va a causare una domanda troppo spesso sentita: "le spese chi le paga?". E l'errore sta proprio nel considerarle "spese" e non investimenti che possono dare un rendimento non necessariamente in termini monetari. Se non si cambia angolo di veduta, i docenti frequenteranno sempre meno i laboratori, si utilizzeranno solo enciclopedie su cd, i ragazzini compreranno PS2, i più grandi si improvviseranno web designer con Front Page, e la scuola ancora una volta si allontanerà dalla realtà sociale.


prof. Mimmo Picierro